sabato 7 febbraio 2015

Stato di eccezione

"Colpiremo ovunque" è una classica minaccia terroristica. Questa volta a pronunciarla non è l'ISIS ma il governo giordano, che ha anche parlato di 'rappresaglia' in risposta al crudele omicidio del pilota della loro aviazione. 
Molti commentatori si sono affrettati precisando che gli stati democratici non commettono né vendette né rappresaglie, ma la Giordania, ricordiamolo bene, non è uno stato democratico. Del resto, anche gli stati democratici spesso possono comportarsi come tali in patria ma non al di fuori di essa - nazioni colonizzatrici, politica statunitense del XX secolo e Israele docet. 
Ma che cosa verrà colpito 'ovunque'? Il territorio dello 'stato dell'ISIS'. Mi fa uno strano effetto chiamarlo così, perché una condizione necessaria (non sufficiente) per essere 'stato' consiste nel riconoscimento internazionale: non sei 'stato' se non vieni riconosciuto dalla 'comunità degli stati'. Se bastasse qualche occupazione di territori, una proclamazione e dei governanti autoproclamati, lo stato palestinese esisterebbe da almeno trent'anni. L'esistenza dello 'stato islamico' è riconosciuto persino da Wikipedia. Ma se uno stato compie operazioni militari , allora queste non sono più definibili come atti di terrorismo, bensì di guerra in piena regola. Perché riconoscere tale legittimità a un nemico per lo più ritenuto orribile e spietato, al punto che la sua popolazione è bombardabile a piacimento?
La Russia invece è una stato a tutti gli effetti, malgrado molte inimicizie importanti. La Merkel e Hollande, secondo i media occidentali, stanno trattando un 'piano di pace' con Putin, facendo intendere un forte rischio di guerra.
A causa di chi? Dell'autocrate russo? Forse la Merkel e Hollande farebbero bene a trasferirsi da Monaco (sede dell'incontro con Putin) a Bruxelles, dove il comandante supremo dell'Alleanza, Philip Mark Breedlove, caldeggia un intervento militare in Ucraina - in pratica la terza guerra mondiale, un episodio che ricorda moltissimo l'aspirazione di MacArthur di invadere la Cina durante la guerra di Corea, con la differenza che per Breedlove non sembrano esserci defenestrazioni in arrivo.
Una decina di anni fa, un amante delle costruzioni intellettuali come Toni Negri fantasticava di 'impero retto da una guerra permanente'. Ha avuto torto due volte: 'l'impero' si sta pericolosamente sbriciolando in zone di influenza, mentre la 'guerra permanente', fatta per lo più di invasioni neocoloniali e reazioni terroristiche, rischia di degenerare nel conflitto aperto tra grandi nazioni, con tutti i rischi nucleari che ciò può comportare.  Dalle speculazioni d'accademia ai fatti concreti, il passo sembra sempre più breve.


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